Nota informativa consumatore

La differenza di quotazione di mercato tra olio lampante ed extravergine è solo un euro. I produttori,specialmente quelli del sud che producono il 70% dell’olio italiano, non non riescono a coprire i costi della raccolta e di conseguenza sono costretti a lasciar cadere le olive a terra, con la conseguente produzione d’olio lampante che in alcune aree è addirittura superiore al 60% del totale.

Questa enorme quantità d’olio lampante – se non consumata direttamente – è acquistata dall’industria che, attraverso processi chimici di deacidificazione (mediante l’uso di solventi), lo rimette sul mercato. Oggi gli organi statali di controllo non hanno gli strumenti per verificare se la qualità di un’extravergine è ottenuta in maniera naturale o meno.

Da oltre 20 anni il costo di un extravergine è rimasto invariato, e di questo siamo un po’ tutti responsabili: l’olio d’oliva è “un bene sociale” e – anche per il notevole consumo che ne facciamo – non può costare molto. Allora siamo compiaciuti quando le nostre mogli o le nostre mamme acquistano un litro d’olio extravergine a 3/4 euro, non ci rendiamo conto che, per il cambio d’olio al motore della nostra auto, arriviamo anche a spenderne 10/11euro al litro, per un prodotto ricavato dagli scarti del petrolio.

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